L'IMPRONTA IDRICA
L’IMPRONTA IDRICA
L’impronta
idrica calcola l’acqua che non siamo consapevoli di consumare; misura il volume
di acqua dolce consumata - in maniera diretta e indiretta - per produrre beni e
servizi da parte di un singolo individuo, di una comunità, di un prodotto o di
un’azienda.
Quello
che usiamo, indossiamo, compriamo e mangiamo richiede acqua per essere
prodotto.
Se
compriamo una t-shirt in
cotone, mangiamo una bistecca o
beviamo una birra stiamo
consumando acqua. Si tratta di un’acqua “virtuale”, che non vediamo direttamente ma che può avere un
grande impatto ambientale.
Conoscere
l’impatto ambientale che ciò determina permette di diventare più consapevoli
e limitare il consumo di acqua, contribuendo in prima persona a
fronteggiare l’emergenza idrica che sta interessando il mondo.
Il
concetto di impronta idrica è stato sviluppato da Arien Y.
Hoekstra, professore all’Università di
Twente (Olanda) nell’ambito di attività promosse dall’Unesco, che ha anche dato
vita al “Water Footprint Network”: una
piattaforma che avvia la collaborazione tra associazioni, aziende, università e
società civile per promuovere la transizione verso un uso sostenibile,
equo ed efficiente delle risorse di acqua dolce in tutto il mondo.
L’impronta
idrica può essere distinta in tre componenti: l’impronta idrica blu, quella verde e quella grigia.
L’impronta idrica blu rappresenta il volume di acqua dolce prelevato
dalla superficie e dalle falde acquifere, utilizzato e non restituito per scopi
agricoli, domestici e industriali.
L’impronta idrica verde indica l’acqua piovana che evapora o traspira,
nelle piante e nei terreni, soprattutto in riferimento alle aree
coltivate.
L’acqua idrica grigia indica la quantità di risorse idriche necessarie
a diluire il volume di acqua inquinata per far sì che la qualità delle acque,
nell’ambiente in cui l’inquinamento è stato prodotto, rimanga al di sopra degli
standard idrici prefissati.
Le
tre impronte idriche incidono in modo differente sul ciclo idrogeologico:
il consumo di acqua verde, ad esempio, provoca un impatto meno invasivo sugli
equilibri ambientali rispetto alla blu.
Per
misurare l’impronta idrica basta misurare il volume dell’acqua utilizzata per
dare vita a un prodotto e di quella necessaria per diluire gli inquinanti,
tenendo conto di tutte le fasi della catena di produzione e distribuzione fino
ad arrivare al consumatore finale.
Per
esempio per produrre una maglietta, bisogna considerare la coltivazione del
cotone, la cucitura e il lavaggio, calcolando l’impronta idrica diretta
riferita al consumo o contaminazione dell’acqua e l’impronta idrica indiretta
legata a consumi o contaminazioni nei passaggi precedenti.
Sul
sito del Water Footprint Network (https://www.waterfootprint.org/resources/interactive-tools/personal-water-footprint-calculator/ ), è possibile calcolare l’impronta idrica di
tutto ciò che mangiamo inserendo il proprio Paese di residenza, la tipologia di
dieta abituale e il budget medio investito annualmente per la spesa.
Indicando questi valori si ottiene un’impronta idrica approssimativa che può aiutarci a riflettere sulle nostre abitudini e capire da dove cominciare per adottare uno stile di vita più consapevole.
Indicando questi valori si ottiene un’impronta idrica approssimativa che può aiutarci a riflettere sulle nostre abitudini e capire da dove cominciare per adottare uno stile di vita più consapevole.
Anche
il WWF (http://www.improntawwf.it/carrello/) offre un valido aiuto, grazie a una sorta di
videogioco sviluppato per sensibilizzare i più giovani e con il quale è
possibile riempire un carrello della spesa virtuale il cui valore finale
equivale all’impronta idrica e di carbonio corrispondente.